Voglia di starsene in provincia, a Stockport,
abbozzando insieme all’amico Andy Votel quadri con pochi colori musicali, in
quella penombra del passaggio, da una sensazione all’altra, da una stagione
all’altra, che produce le riflessioni più vere sulla nostra esistenza.
Il suo album appare come un prodotto dei tempi,
della generazione veloce dei videofonini, con porzioni di rock, pop, elettronica
e funk.
Madison Square
Garden per la presentazione di questo disco d’addio si sono riuniti gli Stati
generali del rap, a rendere omaggio ad uno dei pochissimi artisti che hanno
davvero costruito il mito della nuova musica nera di questi anni.
Il fatto che questo album sfili
praticamente senza un cedimento rappresenta per Gray una consacrazione.
Jamiroquai, a quattro
anni di distanza dal precedente “A Funk Odyssey”, e non sembra cambiato
molto nell’orizzonte della formazione pop-funk guidata da Jason Kay.
Malcolm Gladwell, dedicato alla crescita dei trend, che diventano
movimenti grazie all’azione di piccoli gruppi di persone. La
vocalità di Eminem, versatile e sciolta, è l’unica vera attrazione
“musicale” di questo album.
De Gregori ha
annunciato entro la fine del 2004 un altro album di inediti, ma in effetti
un’operazione come “Mix” sembra soprattutto l’ennesimo sguardo a ritroso
della carriera di uno dei grandi del nostro rock d’autore.
Sheryl Crow e Solomon Burke, oppure uno
standard come “The Nearness Of You” di Hoagy Carmichael nella singolare
interpretazione di Keith Richards.
L’artista aveva già
pubblicato un disco di collaborazioni, “Deuces Wild” nel 1997 (c’erano i
Rolling Stones), anche questo più passerella che rivelazione. Ali Farka Touré, decano della chitarra del Mali, e il più
giovane compatriota Toumani Diabaté, virtuoso della kora, ha prodotto un disco
di spontanea creazione.
Conte, che da molto tempo concilia lo status di fenomeno da esportazione
con la sostanza artistica.
Parks regala un’orchestrazione superba alla
bellissima, entusiasmante “The Irish Keep Gate-crashing”. Costruiscono canzoni con un singolare valore intrinseco,
l’illustrazione asciutta delle emozioni. E poi il diluvio di rime, immagini, quadri umani e
sociali che coprono una vasta gamma di emozioni, dall’orgoglio, alla
liberazione, la lotta politica e la “pietas” urbana.
It Falls” è un disco che riporta ai fasti del nuovo soul
jazzy inglese degli anni ’90, con in più la consapevolezza “electronica”
che qui significa solamente organizzazione musicale e condimento al servizio di
un feeling generale caldissimo e coinvolgente.
La singolare
vocazione messianica della band di Bono, che unisce passione rock a scaltrissime
iniziative promozionali, non offre scampo. Questo album, basato soprattutto sul
suono e sull’utilizzo dell’espressione musicale primaria, quella vocale (il
midollo appunto della comunicazione) potrebbe infatti essere colonna sonora di
un balletto, un lavoro teatrale, un film, oppure semplicemente musica
contemporanea, compiutamente colta ma non classica, ribollente di elaborazioni e
spinte vitali. Nei momenti peggiori, “Trampin’” è un “trash” di Patti Smith,
nel senso dell’imitazione malriuscita di un modello. Prodigy, che
ripete (con talento, per carità) la provocazione di una volta trasformandola in
soundtrack da sfilata di Cavalli. Paul e Withers comunque funziona, la scelta del repertorio è
sufficientemente esauriente e una operazione come questa può certamente
interessare gli appassionati e i neofiti del soul storico.
Eppure resta semplice l’approccio al dialogo
voce-strumento, senza nessuna esagerazione.
Grande interpretazione in “Long Live
I”, impeccabile costruzione in “It’s Been Done”, cambio di atmosfera in
“Somebody Got Lucky”, “Perfect Girl Eleven” non esce più di testa,
vivace e di carattere “Dirty Pearl”. In Over My Head” arriva a 6 anni dal precedente “Imagination”
e continua la riappropriazione delle armonie e delle melodie che hanno incantato
generazioni di musicisti e ascoltatori. Si tratta di un set concentrato, basato perlopiù su una scaletta
di classici degli anni ’70, concepito per una situazione “alla Las Vegas”
ma anche, onestamente, efficace e divertente da riascoltare su disco. Cent è
una spiegazione concreta di come ormai ogni disco di un big del rap suoni in
buona parte come un regolamento di conti, figurato per carità (quando non
capitino fatti più concreti…) con le schiere dei rivali.
Quindi era lecito aspettarsi da lui un
album dal vivo, in una fase della carriera di questo singolare, inventivo
cantautore rock che ha già archiviato la pubblicazione di un’antologia e il
cambio di etichetta discografica, nonché la definitiva consacrazione popolare
che attraversa tutti i tipi di pubblico, grazie al mega-hit “Salirò”.
Intendo visceralmente,
con la partecipazione adatta a musica che, al meglio dei suoi esiti, ha espresso
la sintesi delle passioni urbane, l’innovazione del linguaggio, la modernità
e il suo continuo superamento e aggiornamento.
Prima
delle elezioni per la presidenza USA, è esploso il caso del suo rap contro Bush
intitolato “Mosh”, un tostissimo ed esemplare attacco frontale presente in
questo album dopo essere circolato come anticipazione.
Sicuramente è una strada stimolante, quella creata da Binns
e Hardaker, che ha persino riferimenti diretti al cantautorato americano anni
‘70 (ad esempio in “Home” o “The Space Between”), in una combinazione
misuratissima di elementi acustici ed elettronici.
New York underground degli artisti, musicisti, pittori,
performer, ballerini, cantanti, attori, registi, divorata dalla febbre malata
della bellezza, della novità iconoclasta, della trasformazione dei segni
culturali che arriva puntualmente, dieci anni dopo, anche sul bancone di Via Del
Corso a Roma.
I Protest Too
Much” è una sorta di affermazione di fiducia in sé stessi attraverso il
contrasto, sostenuta ballata elettrica con bel ritornello. Zebda, e adesso parliamo con grande
piacere di quella che forse è la formazione hip-hop più forte di Francia, gli
IAM di Marsiglia.
Italia dopo la
pubblicazione nella scorsa primavera negli Stati Uniti.
Massacre”
procede esemplarmente sul doppio binario dell’autoaffermazione più sfacciata
della propria grandezza (50 Cent È il best seller americano di oggi) a danno di
tutto il cucuzzaro, e del classico compiacimento dell’idolo nero che gioca col
groove, la musica e il ritmo buono per (quasi) tutte le platee.
Gianni Maroccolo, l’azione di un cast multietnico di attori e
ballerini.
Non per
quell’inquieto senso di colpa degli occidentali nei confronti del terzo mondo
da loro cannibalizzato, che si risolve in una ennesima affermazione di
egocentrismo. Cure e di Smith decisamente riuscito, con
storie di lacerazione amorosa, rifiuto e chiusura, ma anche innamoramento. Timbaland sembrano dirci che la giungla
metropolitana oggi può avere solo questo suono, semplice come un tam tam di
sesso, rabbia e orgoglio di autoaffermazione. La dolcissima “Four
Leaf Clover”, ballata leggermente mossa che è una bellissima dichiarazione di
ottimismo e fiducia nel futuro, con finale di piano e chitarra. Rising” e del tour che ne è seguito,
Springsteen ha riconquistato il centro della scena l’anno scorso, lanciando
l’opposizione a Bush, invocando la fine di un divario economico “che
minaccia di distruggere il nostro contratto sociale e di annullare la promessa
di una nazione indivisibile”. Sud Sound System, la formazione ragga-dancehall salentina che rappresenta
uno degli esempi più belli, più dolci e appassionati della fusione culturale e
stilistica che molta musica ci ha regalato negli ultimi vent’anni. Quasi
tutti i brani dell’album contengono una citazione giusta, su cui i quattro
Peas possono sbizzarrirsi a dovere. Sembra un assemblaggio di
impressioni, senza troppa organizzazione. Ma
questa impressione muta prestissimo e alla fine si conferma la rivelazione un
talento eccellente e versatile. Perché, come spiegato
dalla vedova Yoko Ono alla vigilia della pubblicazione, il materiale
d’archivio con Lennon “voce e pianoforte” era stato registrato male, col
piano a sovrastare la voce, e quindi praticamente inutilizzabile.
Francia per la collaborazione con Benjamin Biolay (insieme hanno
“rilanciato” anni fa Henri Salvador).
Si tratta della registrazione audio-video,
riassemblata e ricostruita, del concerto che il Boss e la E-Street Band tennero
allo Hammersmith Odeon di Londra il 18 novembre 1975, il debutto live in
Inghilterra che fece esplodere il mito di Springsteen in Europa. U2 hanno occupato le pagine dei
giornali mesi prima della pubblicazione di questo disco, da quando sparì una
copia dell’album in Francia.
Moz resta ancora l’ultimo leader
prodotto dal rock inglese, un personaggio capace, con gli Smiths negli anni
’80, di caricarsi sulle spalle e rappresentare le inquietudini e le
rivendicazioni emotive e psicologiche di un’intera generazione.
Fiorella Mannoia usa bene le sue
tipiche carte vocali, di coloritura e partecipe illustrazione più che di
stentorea, squillante interpretazione.
Ricorderemo sempre il canto di Jon King
e la chitarra di Andy Gill come l’impeto di un inedito e formidabile
donchisciottismo rock, lotta autenticamente sotterranea, underground, ma
purtroppo perdente, contro un mondo di convenzioni e illusioni, nella cultura,
nella comunicazione e nella musica. Le canzoni di Cole Porter, sommo musicista americano del
Novecento, sono infatti talmente belle e rilevanti dal punto di vista
artistico-storico (contribuiscono alla fondazione della musica pop moderna) che
si può recuperarne lo spirito festaiolo, volatile, scintillante, sensuale e
gaio, come accade in gran parte di questo album, oppure fornirne delle versioni
appassionate, profonde, sfaccettate, come è capitato in tempi recenti.
Mogol viaggiano a fasi alterne,
tra impressioni fulminanti e comunicazione popolare.
Manic
Street Preachers, complice la pubblicazione di un paio di raccolte, ha creato
una sorta di spartiacque nella propria carriera.
A Nice Day” non aggiunge molto, ma neanche toglie,
alla reputazione della band.
I DJ suonavano una dance “dura, genuina e
sexy”, come quella che lo stesso Moby confezionava prima di diventare un divo
globale della sonorizzazione electro-pop-chic.